Novità lo è fino a un certo punto, ma a questo mondo esistono ancora novità assolute capaci di soprenderci? La notizia è che i pubblicitari della Saatchi & Saatchi si dedicheranno anima e corpo a un nuovo genere di comunicazione. La pubblicità di una sola parola. E' l'antidoto contro il rifiuto dell'advertising che serpeggia tra la gente, il colpo di reni della creatività contro una tecnologia che mette troppo potere nelle mani degli utenti e poco in quelle di chi comunica.
Perché ormai non è mica più solo TiVo l'unico registratore digitale che blocca lo spot televisivo. A parte il mondo degli esauriti di internet, dove una soluzione la trovi sempre, altri dispositivi si fanno avanti sul mercato. Ed è sempre più alto il numero di coloro che su internet attivano la funzione di blocco dei banner inserita nei browser. Ma la prima tecnologia anti-pub si chiama ancora telecomando, e forse sciacquone.
Ma se il popolo si ribella, la creatività reagisce. Ed ecco che ad una conventon pubblicitaria di Cannes (qui il pezzo delle Herald Tribune che ne riferisce) Maurice Saatchi, ad un pubblico depresso che dà ormai per acquisita la crisi dello spot da 30 secondi, dice che la soluzione è una parola sola. E poi si ferma volendo dire che la soluzione è uno spot che sia una parola e una sola. Breve come un fulmine da non poter essere bloccata da un telecomando, atecnologica per sfuggire ad ogni browser assassino, esplosiva contro ogni barriera mentale e resistenza culturale. Bene, funzionerà (forse), ma è roba vecchia.
A parte le religioni e le filosofie, che a volte si perdono in chiacchiere: 'Ascoltaci, o Signore (Verboso), Conosci te Stesso (inguaribilmente new age), Segui la Forza! (futuristico), Avanti Savoia! (lucano), c'è l'icastica descrittività dell'osceno: Culattoni! e un corteo del Pride è sistemato. Comunisti! e Fascisti! sono un pret à porter linguistico assolutamente mitico che ti sta addosso sempre a modino. Cornuto! non va più bene per gli arbitri ma nel traffico paga sempre. E pensate alla incredibile versatilità di "Merda", forse la più efficace delle single word. E infine: Terrone! che fa parte perfino di un disegno di riforma costituzionale (dalle 17 di oggi saprete se fa parte anche della costituzione italiana).
E' una cosa seria. Per curare il rifiuto della pubblicità verbosa e invadente, per uscire dall'assedio dello user empowerment, i creativi riscoprono l'efficacia della parola singola. Tornano all'antico, al religioso e all'osceno come quelli che cercano in soffitta qualcosa di vecchio da mettersi che vada sempre bene. A conferma che la comunicazione, come l'anima, non conosce i generi narrativi e nemmeno lo spazio tempo.
Spot da una sola parola?
E poi, se non funziona?
Una lettera.
X?
Scritto da: Alessandro | lunedì 26 giugno 2006 a 10:14
Gli spot li odio tutti!
Da una parola o da centomila...li detesto!!!
Scritto da: BingoBongo | lunedì 26 giugno 2006 a 10:21
una sola parola:
inutile
Scritto da: Aquatarkus | lunedì 26 giugno 2006 a 10:39
Il problema a mio avviso non è la pubblicità ma la qualità della stessa e soprattutto la quantità!!!
http://matrix75.splinder.com/
Scritto da: Matrix | lunedì 26 giugno 2006 a 10:41
Suvvia, siamo seri. Quella di Maurice Saatchi è una puttanata colossale. Buona per acchiappare qualche nuovo cliente che di comunicazione non capisce niente (quelli che ne capiscono non hanno certo bisogo di rivolgersi alle agenzie di pubblicità...). Nella pratica, se tutti usano le stesse parole, i messaggi diventano simili se non identici. E' la combinazione delle stesse che crea differenziazione. Che crea un posizionamento unico e irripetibile su cui puoi costruire, negli anni, un brand riconoscibile e, perché no, accattivante. Eppoi, senza offesa Maurice, ma non è certo da un sessantenne che ci si aspetta la visione di quello che sarà la pubblicità negli anni a venire.
Scritto da: Marco | lunedì 26 giugno 2006 a 11:09
Sarà ancora più facile ricordare i prodotti da NON comprare....
Scritto da: Laura | lunedì 26 giugno 2006 a 11:27
Questa della pubblicità fatta con una sola parola è sicuramente una provocazione.Di certo coglie un aspetto rilevante: oggi un messaggio per colpire, emozionare deve essere sintetico, forte, possibilmente polisensoriale. Può essere ridotto anche ad un semplice simbolo, se questo si è radicato profondamente nell'immaginario collettivo e si associa ad un brand o a dei valori. Si pensi ad esempio al "baffo" della Nike; in questo caso ad esempio lo spot sintetico potrebbe benissimo funzionare.
Scritto da: marco1 | lunedì 26 giugno 2006 a 11:37
trovo francamente infelice l'esempio riguardante il gaypride. rivela, oltre che una malcelata omofobia da parte dell'autore del pezzo, un modo di travisare arbitrariamente un evento che ha ben poco a che fare con l'osceno che si vorrebbe dare ad intendere, e molto con l'oscena, quella sì, situazione di cittadini che non hanno eguali diritti. Le parole sono importanti. e ben dovrebbe saperlo l'autore, dato l'articolo che è stato incaricato di scrivere..
Scritto da: maria | lunedì 26 giugno 2006 a 11:59
Intanto che significa "esauriti di internet"? E' per caso un deprecabile giudizio verso quelli che si sono svegliati, ed al posto di guardare la penosa TV generalista scelgono i contenuti di testa propria sul web? Sono curioso della spiegazione. E poi ammazza che scoperta questa del sig. Saatchi...personalmente ritengo che la scarsa efficacia degli spot odierni risieda negli spot stessi, non tanto nella quantità delle parole incluse.
Scritto da: Igor | lunedì 26 giugno 2006 a 12:36
Ma stai zitta.
Scritto da: froci | lunedì 26 giugno 2006 a 13:22
Ottima idea,
noi l'abbiamo adottata da tempo.
www.cretini.it
"alternativi all'intelligenza"
:-O
Scritto da: C. Retino | lunedì 26 giugno 2006 a 13:33
era ora
Scritto da: Daniela | lunedì 26 giugno 2006 a 13:45
Bello!
Scritto da: pez | lunedì 26 giugno 2006 a 14:19
Schifo! Schifo! Tre volte, Schifo!
Scritto da: Quetzal | lunedì 26 giugno 2006 a 14:30
Fino ad oggi non ti conoscevo, ma sei forte! bel pezzo complimenti.
Scritto da: Graziella | lunedì 26 giugno 2006 a 14:34
Scusate la domanda...
Ma se un giorno io vedo in tv uno spot monoparola con su scritto "TROMBA" che faccio??:
1) Vado in farmacia a comperare i profilattici oppure
2) cerco sulle pagine gialle un negozio di strumenti musicali???
Ma per favore... questi "creativi" hanno studiato tanto per tirar fuori queste boiate??
Concludo dicendo che siamo noi consumatori a dover comandare la pubblicità.
Se solo rendessimo noto di voler boicottare (e lo facessimo SERIAMENTE) tutti i prodotti pubblicizzati con spot martelllanti e/o con spot vergognosamente stupidi (un esempio a caso lo spot di POMPEA), allora si che sia le aziende che i "creativi" avranno un bel da fare per riconquistare il pubblico...
Lottate gente... lottate!!
Scritto da: Alfredo | lunedì 26 giugno 2006 a 16:16
Forse prima o poi qualcuno spiegherà ai creativi che la società dell'informazione e la pubblicità come viene intesa oggi sono antitetici.
Scritto da: Walter Vannini | lunedì 26 giugno 2006 a 17:30
Forse però Saatchi ha ragione. Perché nel leggere "a parte gli esauriti di Internet", una parola alle labbra mi sale.
Scritto da: Walter Vannini | lunedì 26 giugno 2006 a 17:32
Negli anni sessanta qualche poveraccio favoleggiava di pubblicità subliminale. Di quelle favole è rimasto il "sub" nel senso di poco contributo alla evoluzione del genere umano. Se anche grosse Società come la Saatchi cercano di vendere certa merce, è segno che anche alla Saatchi le menti brillanti scarseggiano. Questo modello Americano in America è condiviso solo dagli ultimi arrivati, quelli che ancora sperano di arrivare in alto correndo più forte di tutti gli altri. L'America delle reti riflette molto di più, e sta risolvendo problemi. E l'America delle reti non necessariamente ha sede in America fisica, l'America delle reti è chi sa già come disporre la pubblicità, domani (anche quella cara, solita, vecchia pubblicità, perfino tipo Carosello) ma certo non lo va a dire a Saatchi&Saatchi, visto che sarà, insieme con altre Agenzie, un futuro cliente. E il cliente non deve sapere come si preparano i piatti in cucina, deve solo vedere se sono buoni o no. E se non sono buoni, smetterla di andare in quel ristorante.
Scritto da: Franco Cumpeta | lunedì 26 giugno 2006 a 18:04
Si parla di "esauriti" qui
http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/zetavu/2006/06/esaurito_a_chi_.html
Scritto da: Zetavu | martedì 27 giugno 2006 a 10:51
Con una sola parola?
Non credo sia facile.
Graziano
Scritto da: grazitaly | venerdì 3 novembre 2006 a 09:37
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Scritto da: BRANCH34Sherrie | domenica 28 agosto 2011 a 05:25
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